Dito puntato contro il Sovrintendente della Fenice che “non ha fatto nulla per preparare il terreno”, ma anche critiche al ministro della Cultura Alessandro Giuli “in sette mesi non ha detto una parola in mia difesa”. La direttrice d’orchestra Beatrice Venezi torna a parlare, in un’intervista concessa a Hoara Borselli per il suo podcast Sette Vite, affermando di essersi sentita “usata” e non difesa. Dopo avere formalmente impugnato il recesso dal rapporto di collaborazione con il Teatro La Fenice – dove era stata nominata dal sovrintendente Nicola Colabianchi, con incarico di quattro anni a partire dal 1° ottobre 2026 – Venezi ammette: “Onestamente, non risalirei sul palco di Atreju”, aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo “perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende”.

“Non solo ho dichiarato simpatia per la Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio”, spiega la direttrice d’orchestra sottolineando che se fosse stata “di sinistra sicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice”. Venezi non cita mai il nome di Colabianchi ma il suo punto di vista è chiaro: “La Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova, avevano scelto la mia, ma sono stata usata. Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del Sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti”.