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Antonio Fiore

L’attore veronese applaudito all’Ischia Global Fest, dove hanno proiettatoil film «Il giardino dei Finzi Contini» di De Sica, che vinse l’Oscar nel 1972

«Per quel film Vittorio De Sica e Giorgio Bassani litigarono a morte: lo scrittore non era d’accordo sulle libertà narrative che il regista si era preso rispetto al romanzo, e soprattutto non voleva me come uno dei protagonisti. Però poi, quando “Il giardino dei Finzi Contini” vinse l’Oscar nel ‘72, si abbracciarono». Dunque De Sica aveva ragione e Bassani torto, visto che ieri sera, all’Ischia Global Fest, Fabio Testi è stato salutato con un caloroso applauso al termine della proiezione-omaggio alla pellicola.

Però è curioso che lei, veronese di Peschiera del Garda, al cinema sia stato valorizzato soprattutto da tre napoletani: uno ad honorem come De Sica, e altri due doc, Pasquale Squitieri e Peppino Patroni Griffi.«Mah, forse c’entra il fatto che, al di là dei luoghi comuni che ci dividono, veneti e partenopei hanno in comune la simpatia, l’essere aperti... poi, certo, ero nel mio periodo d’oro, sul mercato, in tre anni girai, oltre ai “Finzi Contini”, un dramma elisabettiano come “Addio fratello crudele” di Patroni Griffi e addirittura due film con Squitieri, “Camorra” e “I guappi”.In cui però venne doppiato.«E si capisce, col mio accento veneto fare il boss Core ‘e fierro era dura... magari avrei potuto studiare il napoletano, ma ci avrei messo troppo tempo. Invece un doppiatore fa prima. E costa molto meno di me».