di
Denis Barea
Secondo la Procura la donna avrebbe simulato la somministrazione del vaccino anti-Covid, oppure, in altri casi, inoculato soltanto una parte del siero, certificando comunque l’avvenuta iniezione
A quasi cinque anni dall’emergenza pandemica si è aperto lunedì mattina il processo legato all’inchiesta sulle false vaccinazioni. Sul banco degli imputati c’è Elena Venzo (difesa dall’avvocato Stefani Bertoldi), infermiera 54enne di Treviso, all’epoca in servizio nell’hub vaccinale allestito all’ex Maber di Villorba e successivamente sospesa dall’Usl 2. Secondo la Procura la donna avrebbe simulato la somministrazione del vaccino anti-Covid, oppure, in altri casi, inoculato soltanto una parte del siero, certificando comunque l’avvenuta iniezione. La sua condotta avrebbe così consentito ad alcune persone contrarie al vaccino di ottenere il Green Pass senza aver completato regolarmente la profilassi.
L'inchiestaL’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Gabriella Cama, vede a processo anche Alessandro Pol, 55 anni di Arcade (difeso dall’avvocato Giovanna De Rosa) ed Elisabetta Aragione, 62 anni di Paese (assistita dall’avvocato Nicola Poloni). I tre devono rispondere, in concorso, delle accuse di falso ideologico e produzione di falso documento informatico. Per gli inquirenti le informazioni inserite nei sistemi sanitari avrebbero tratto in inganno il Ministero della Salute, che sulla base di quei dati rilasciava automaticamente le certificazioni verdi. Il procedimento rappresenta l’epilogo di un’indagine che, in origine, aveva coinvolto nove persone. Una delle indagate, Emanuela Maria Bertone, 49 anni, ha già definito la propria posizione con un patteggiamento a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. Per altri cinque soggetti, invece, è arrivata l’archiviazione.






