Diciamolo subito: Raffaele Viviani andrebbe riscoperto. E con lui la meravigliosa umanità, ridicola e dolente, che affolla una Napoli lontana da ogni folclore, città mondo disperata e vitale. Non che sia stato del tutto dimenticato (memorabile, in tempi relativamente recenti, lo spettacolo di Mario Martone da I dieci comandamenti), ma certo meriterebbe maggiore assiduità sui nostri palcoscenici. A rimediare pensa Geppy Gleijeses portando in scena due atti unici riuniti sotto il titolo Napoli Nobilissima (da stasera al 23 luglio, al Franco Parenti, da giovedì a domenica, con il biglietto dello spettacolo si accede alla piscina dei Bagni Misteriosi a 5 euro).

«Raffaele Viviani è, con Eduardo De Filippo, il più grande autore teatrale napoletano — dice — Se si esclude l’ultimo periodo della sua attività, ha sempre esplorato la strada e i suoi eroi, miserabili, povera gente rifiuti della società, così come Eduardo, mio maestro, ha penetrato i gangli più reconditi dell’animo umano. Di Viviani ancora non si è esaminata fino in fondo la grandezza universale».

Regista e anche protagonista alla guida di un corposo cast che schiera il figlio Lorenzo Gleijeses, Chiara Baffi, Massimiliano Rossi, più undici attori neodiplomati alla scuola dello Stabile di Napoli, Gleijeses firma uno spettacolo robusto a cui parecchio contribuiscono le belle scene di Roberto Crea. E quindi ecco Don Giacinto, come da nome del protagonista del primo atto unico, «storia agrodolce di un vecchietto dignitoso e a suo modo “nobilissimo”», dove il superlativo non deve indurre in equivoco, perché il nostro appare sì come la vittima predestinata delle angherie a cui lo sottopongono i vicini del formicolante vicolo in cui abita, per poi però rivelarsi ben più spietato e vessatorio di tutti gli altri dentro un grande gioco dove la legge della sopravvivenza cancella qualunque ipotesi di solidarietà.