VENEZIA - Cosa succederà adesso sull'asse Venezia-Bruxelles? Come annunciato sabato sera, la Biennale attende dall'Agenzia esecutiva europea per l'educazione e la cultura «una nota tecnica formale per valutare ogni eventuale passo successivo e far valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti», contro la raccomandazione della Commissione Ue «di interrompere il contributo di 2 milioni». Il tema sarà affrontato domani mattina dal Consiglio di amministrazione a Ca' Giustinian, attraverso un'informativa del presidente Pietrangelo Buttafuoco, ma già leggendo il carteggio intercorso negli ultimi tre mesi, è possibile prevedere che lo scontro non sarà ricomposto tanto facilmente.

La prima Tre le lettere, e altrettante le risposte, sul caso Russia. La prima missiva risale al 10 aprile. Dopo un mese di polemiche politico-istituzionali a livello continentale per la presenza russa all'Esposizione internazionale d'arte, l'European education and culture executive agency ipotizza una violazione delle sanzioni europee da parte della Fondazione, la quale ricaverebbe un «vantaggio» da quella partecipazione. Ritenendo che sussista «un grave illecito professionale», l'Eacea ventila lo scioglimento dell'accordo di finanziamento dei progetti Venice Production Bridge e Biennale College Cinema. Si tratta all'incirca di 660.000 euro all'anno per un triennio, dunque in totale poco meno di 2 milioni. Al momento risulta erogato un acconto di 800.000 euro, dopodiché è stata chiesta un'ulteriore tranche di 400.000, che però non è stata ancora liquidata. Nella replica dell'8 maggio, la Biennale rimarca di non poter impedire l'arrivo degli artisti di "The tree is rooted in the sky", in quanto il padiglione ai Giardini è di proprietà della Federazione Russa. Nel merito, viene escluso qualsiasi vantaggio connesso a una partecipazione nazionale, poiché la rassegna artistica non è un evento commerciale. Nella forma, viene sottolineato che finora nessun accertamento o provvedimento ha riscontrato un grave illecito professionale nel comportamento tenuto da Ca' Giustinian. Russia, Biennale al contrattacco: taglio dei fondi all'esame del CdaLa seconda Prima che questa risposta arrivi a Bruxelles, a Venezia viene però già recapitata la seconda lettera dell'Agenzia, contenente un nuovo reclamo. Sulla base di informazioni non meglio circostanziate, ma a quanto pare nella disponibilità dell'Eacea, il 30 aprile viene contestato alla Biennale di aver fornito alla Federazione Russa e al suo Governo alcuni servizi di «organizzazione» e di «supporto» nell'allestimento del padiglione. L'accusa viene respinta il 27 maggio, assicurando il rispetto del regime sanzionatorio, in quanto le forniture logistiche e i relativi contratti sono gestiti direttamente dall'Ambasciata della Russia in Italia. A riprova di questo, viene puntualizzato che proprio per non violare la normativa europea attraverso un'eventuale pubblicizzazione della presenza, la versione definitiva del catalogo non contiene alcun riferimento alle opere russe. Le pagine mancanti, inizialmente numerate come 151 e 152, sono state infatti provocatoriamente stampate e distribuite ai giornalisti e agli invitati dalla struttura della commissaria Anastasia Karneeva, durante la pre-apertura avvenuta fra il 5 e l'8 maggio. La terza Un mese dopo la vernice, parte la terza lettera. È il 9 giugno e il giudizio non cambia, anzi si inasprisce. Bruxelles reputa che il solo annuncio della partecipazione russa sul sito istituzionale basti a dimostrare l'esistenza di un patto di «promozione» fra Mosca e Venezia. Non solo: viene formulata pure un'ulteriore contestazione, riguardante «l'Esposizione Internazionale di Architettura del 2025». In quell'occasione era stato siglato un protocollo d'intesa tra la Federazione e la Fondazione, in base al quale la Russia non avrebbe partecipato all'evento, ma avrebbe messo a disposizione della Biennale il proprio padiglione. Secondo l'Agenzia, in questo modo l'istituzione culturale avrebbe accettato una forma di utilità da parte di uno Stato sottoposto a sanzioni per l'invasione dell'Ucraina. Questo avrebbe comportato una violazione del Regolamento Ue da parte di Ca' Giustinian, con un conseguente riflesso sull'erogazione della sovvenzione. Entro i canonici 30 giorni assegnati per la replica, la Biennale ribatte ancora una volta all'Ue. Non a caso nella dichiarazione diffusa sabato sera, gli uffici sul Canal Grande hanno fatto sapere «di aver risposto nei termini stabiliti a tutti i punti della terza lettera ricevuta dall'Eacea sul tema». Un carteggio di cui domani mattina il presidente Buttafuoco informerà compiutamente il Cda. Tecnicamente si tratterà di «comunicazioni», su cui non è prevista una deliberazione. Ma è immaginabile che da quel momento scatterà la controffensiva sull'asse Venezia-Bruxelles.