“Il terremoto è un trauma collettivo, di tutta la comunità, non solo personale”. A più di due settimane dal sisma che ha colpito il Nord del Venezuela, Elena Cáceres, coordinatrice nel Paese della ong Médicos del Mundo, racconta quali sono i prossimi passi da compiere per tornare alla normalità. “Ogni percorso di elaborazione del trauma prende avvio dal suo riconoscimento, che non può limitarsi alla dimensione individuale ma deve essere condiviso e sostenuto anche a livello istituzionale. Occorre partire dalla comprensione di ciò che è accaduto e cercare di riprendere, per quanto possibile, le attività essenziali. È un processo che richiede tempo e attenzione nel quale bisogna evitare l’isolamento, mantenendo i legami con gli altri”.

Le due scosse, di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter, hanno avuto effetti devastanti. Secondo l’ultimo bilancio pubblicato dalle autorità venezuelane, il terremoto ha causato oltre 4mila morti e almeno 16mila feriti. “È importante vivere un processo di lutto condiviso. Tutti gli atti simbolici che possono contribuire a dare un senso alla situazione faciliteranno il percorso di ripresa”, dice al fattoquotidiano.it Cáceres. La ong Médicos del Mundo sta offrendo supporto psicologico, oltre a interventi di salute primaria, in particolare a La Guaira, una delle aree più colpite dal sisma. “Stiamo garantendo assistenza individuale nelle strutture sanitarie, nei campi di accoglienza temporanei e nei luoghi dove si concentra chi continua a cercare i propri cari. Supportiamo le persone che sono state e che si trovano tuttora impegnate nelle attività di soccorso alla popolazione, come i vigili del fuoco e il personale sanitario. L’obiettivo è rafforzare la capacità di resilienza delle comunità e dei gruppi che continueranno a essere in prima linea quando i servizi torneranno gradualmente alla normalità”.