La settimana finanziaria parte all’insegna dell’avversione al rischio, con i titoli tecnologici nuovamente al centro delle vendite. Il primo segnale è arrivato dalla Corea del Sud, dove il Kospi ha perso quasi il 9%, trascinato dal crollo di SK Hynix (-14%) e dal ridimensionamento delle aspettative sul comparto dell’intelligenza artificiale. La correzione si è rapidamente trasferita a Wall Street: l’indice Sox dei semiconduttori ha ceduto circa il 4%, mentre il Nasdaq ha sottoperformato gli altri listini americani.
La debolezza ha coinvolto anche il Giappone. Il Nikkei ha perso l’1,92% e si trova circa l’8% sotto i massimi storici di giugno. In controtendenza l’Hang Seng, sostenuto da una rotazione verso il tech cinese, ancora valutato a multipli più contenuti. Anche le Borse europee hanno mostrato una tenuta migliore. Il Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,37% a 52.809 punti, favorito dalla forza dei petroliferi.
Il denaro che va via dal tech non si sta spostando verso il tradizionale alter ego delle azioni, ovvero i titoli di Stato. Le vendite coinvolgono anche il mercato obbligazionario, con i rendimenti in rialzo lungo tutta la curva.
Il Treasury decennale ha raggiunto il 4,6%, una soglia che in passato ha spesso preoccupato l’amministrazione Trump, spingendo il presidente ad ammorbidire i toni sulle diverse escalation, dai dazi alla crisi nello Stretto di Hormuz. Il rendimento del trentennale si è portato a ridosso del 5,1%.










