E voi siete del team Hanspeter o del team Sieglinde? State seduti impassibili davanti alla tv, seguendo il match dall’inizio alla fine e guai a chi vi interrompe, oppure ogni tanto vi fate un giro in cucina o trovate il pretesto di una telefonata per allentare la tensione? Ci sentiamo un po’ tutti come i genitori di Jannik Sinner, mentre il loro figliuolo serve a 200 chilometri all’ora nella nobile arena dell'All England Lawn Tennis and Croquet Club. Un Paese intero ha adottato il ragazzetto rosso di Sesto Pusteria, tremando per le sue sconfitte, godendo delle sue vittorie e identificandosi con i suoi genitori. Tant’è che due mesi fa si è sentito l’urlo «Brava Sieglinde!» sul Centrale degli Internazionali di Roma. Era la fine del primo set della semifinale con Medvedev e lei era in tribuna, salvo poi fuggire dal campo per troppa «sofferenza» nel secondo set, quando le cose si stavano mettendo male per suo figlio.

Così diversi e così simili, Hanspeter e Sieglinde. Lui, classe 1964, già chef del rifugio Fondovalle in Val Fiscalina, segue la partita con viso imperscrutabile anche se dentro trema - «Sa gestire la tensione, lo ha imparato nel suo lavoro», ha spiegato il figlio (non c’è posto più stressante di una cucina, Masterchef docet). Alla fine però si scioglie in un abbraccio affettuosissimo con il campione che torna per un attimo bambino. Più emotiva l’energica Sieglinde, classe 1966, un tempo cameriera di sala nel rifugio e oggi manager della casa vacanze Haus Sinner a Sesto: quando l’ansia si fa troppo forte, scappa. «Mamma era in tribuna e l'ho vista uscire un paio di volte per la tensione... Essere un giocatore non è facile, sapete» sorride Jannik mentre stringe la Coppa appena ricevuta, strappando finalmente un sorriso timido anche a lei, per poi farle una buffa carezza. Sono mamme, che ci vuoi fare.