“In un mondo in cui si cerca di giustificare il terrorismo con argomentazioni contrastanti, credo che sia necessario limitare la violenza, confinarla a determinati settori quando è inevitabile e mitigarne gli effetti terrificanti impedendole di raggiungere la sua massima intensità”, scriveva Albert Camus nel 1948 (Prima risposta ad Astier de la Vigerie, pubblicata negli “Essais”, Pleiade 1965). C’è chi vorrebbe, ma non ci riesce a confinare il terrorismo in un qualche angolo, fors’anche quello della memoria. E poi, dimenticare offre al terrorismo una vittoria postuma. Missione compiuta. La ricostruzione di un passato dilaniato dal terrore non consiste solo nel curarne le ferite, ma di collocarlo nella storia.
Proprio oggi che la Francia celebra con insolita pompa militaresca il 14 luglio, la festa nazionale per eccellenza, c’è invece una Francia che si è ritrovata dieci anni fa nella spirale di una violenza cieca, inaccettabile e spaventosa: l’attentato della Promenade des Anglais, a Nizza, la sera del 14 luglio 2016, subito dopo la fine dei festeggiamenti e dei fuochi artificiali, quando un camion bianco di 19 tonnellate guidato dal tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel piombava a tutta velocità sulla folla che sciamava per il lungomare più famoso di Francia. Fu una spaventosa carneficina. Per due chilometri, sino al Palais de la Méditérannèe, quel camion travolse centinaia di persone, uccidendone 86 e ferendone 458. Un massacro.










