Roma, 14 luglio 2026 – Generale, nel dibattito pubblico italiano le missioni all’estero vengono spesso raccontate come un fattore di prestigio internazionale, lontano dalla vita quotidiana dei cittadini. È davvero così?
“No. Missioni, operazioni e piani di cooperazione sono lo strumento con cui l’Italia traduce in atti concreti la propria politica di difesa e sicurezza – spiega Giovanni Maria Iannucci, generale di corpo d’armata alla guida del Comando Operativo di Vertice Interforze –. Non sono presenze simboliche né esercizi di visibilità internazionale: servono a tutelare interessi strategici, sicurezza nazionale, principi e stabilità”.
Dunque non parliamo di presenza simbolica, ma di una scelta politica e strategica?
“Ogni missione nasce da valutazioni approfondite e da una decisione politica, poi autorizzata dal Governo e dal Parlamento. Dietro ci sono politica energetica, sicurezza degli approvvigionamenti, gestione dei flussi migratori, protezione delle rotte commerciali, prevenzione delle crisi. Tutto questo incide sulla vita dei cittadini. Le missioni possono essere bilaterali, svolgersi in coalizioni oppure sotto l’egida di Nato, Unione europea e Nazioni Unite. Ma in ogni caso sono parte integrante della politica estera e di sicurezza dell’Italia”.







