Roma, 1 lug. (askanews) – Quaranta missioni e operazioni internazionali, 26 sotto egida di organizzazioni internazionali e 14 su base bilaterale o in coalizione, una forza media di circa 7.500 militari e un contingente massimo autorizzato di 11.900 unità. E’ il quadro dell’impegno italiano all’estero per il 2026 illustrato dal comandante del Comando operativo di vertice interforze, generale di corpo d’armata Giovanni Maria Iannucci, in audizione davanti agli uffici di presidenza delle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera.
La pianificazione, ha spiegato Iannucci, si muove in “scenari di crisi sovrapposte” e possibili disimpegni di partner internazionali. Da qui l’esigenza di un sistema di sicurezza “agile e flessibile”, capace di rispondere a minacce improvvise e di tutelare infrastrutture critiche e libera navigazione. Per l’Italia, ha detto, l’area di “contestazione permanente” va “dal Golfo di Aden al Canale di Suez” e nel 2025 la minaccia ha inciso sulla logistica e sulla competitività dei porti italiani. La presenza navale costante è quindi un “fattore di mitigazione del rischio” a tutela dei flussi commerciali ed energetici.
Accanto alle missioni è confermata la scheda per le forze ad alta e altissima prontezza, fino a circa 6.500 unità, legata anche al comando italiano della Allied Reaction Force della NATO. Previste inoltre due nuove missioni bilaterali, in Iraq e Somalia, per sostenere architetture di sicurezza locali e prevenire instabilità con effetti diretti su Medio Oriente, Corno d’Africa e interessi italiani.








