«È giunto il momento di scegliere da quale parte della storia schierarsi. Di non essere colui che avrà distrutto tutto». Suona come un aut aut la lettera letta domenica sera sul palco del Cour d’Honneur, il cortile d’onore, del Palazzo dei Papi di Avigone. Di fronte a duemila spettatori accorsi al celebre festival di teatro della città francese, una quarantina di artisti e artiste ha preso la parola rivolgendosi direttamente a Emmanuel Macron. Al presidente si chiede a gran voce di fare marcia indietro sugli imminenti tagli allo spettacolo dal vivo, di cui si discute dall’inizio di luglio.

SONO VENTOTTO le strutture – teatri di prosa, teatri d’opera e quattro orchestre nazionali – che rischiano una riduzione importante della tranche di finanziamenti pubblici del secondo semestre del 2026. Tra i luoghi interessati ci sono spazi essenziali per la scena teatrale francese: l’Opéra de Lyon, La Criée di Marsiglia, il Théâtre National de Bretagne di Nanterre-Amandiers, il Tnp di Villeurbanne, la Commune d’Aubervilliers, il Théâtre du Rond-Point.

«Noi, artisti riuniti ad Avignone, ci rivolgiamo oggi a lei a nome del teatro, della danza, del circo, della musica, del teatro di marionette e della performance, che da diversi mesi subiscono attacchi di una brutalità senza precedenti»: ha esordito così sul palco la regista Julien Gosselin, a capo del Théâtre national de l’Odéon, al termine della replica del suo spettacolo Maldoror che ha aperto l’80a edizione del Festival di Avignone. È quindi intervenuta la regista Rebecca Chaillon, che in questi giorni presenta il suo lavoro La Parabole du seum: «Mentre ci troviamo di fronte a una potente offensiva reazionaria, alla frammentazione del dibattito pubblico e alla sfiducia nei confronti delle istituzioni, affermiamo che indebolire il servizio pubblico dell’arte e della cultura sarebbe un errore storico. I ripetuti tagli al bilancio e quelli che ci sono stati annunciati ci costringono a gridare, tanta è l’urgenza».