Se dovesse passare il “pensiero” di Alessandro Gassmann, staremmo freschi. Via i reprobi dai teatri, stop agli artisti sospetti, basta con chi ha sul capo accuse terribili. Già, perché con quella storia che ha messo su contro il teatro di Gallarate – che pretende di spogliare del nome del padre Vittorio – Alessandro Gassmann si è andato ad infognare in una specie di processo alle idee che proprio non gli compete e lo espone a brutte figure.
Per farlo capire persino a lui potremmo agevolmente spiegargli che con la sua “logica” bisognerebbe proibire a un teatro come quello rappresentazioni di Luigi Pirandello e William Shakespeare. Farebbe bene invece a evitare di pronunciare fesserie sull’antifascismo. Perché proprio seguendo il suo arrampicarsi sugli specchi contro la recente manifestazione che si è tenuta a Gallarate contro l’immigrazione clandestina, sarebbe complicato ospitare opere di autori sospetti... Pirandello, ad esempio, si iscrisse al Partito fascista nel 1924 – l’anno del delitto Matteotti – mentre Shakespeare subì epiteti del tipo colonialista, razzista, sessista. Ce ne disfiamo a teatro, maestro maestrino Alessandro? Ecco, gli resterebbero solo i monologhi di Scanzi... che sarebbe molto “coerente” con la preoccupazione di Gassmann su “tanta ignoranza”? Farebbe bene a chiuderla qui.







