«La tecnologia nucleare richiede investimenti di lungo periodo, quindi servono certezze sul piano normativo, che rassicurino un tessuto industriale che necessità di quantità crescenti di energia». A sostenerlo è stata la professoressa Gabriella De Maio, ordinario di Diritto dell’Energia dell’Università Federico II, nel corso della seconda tappa (che si è tenuta ieri a Napoli) del roadshow «Da Fermi al futuro», ideato dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, in collaborazione con Unioncamere, per ragionare sulle prospettive del mix energetico.
La legge delega L’iniziativa, promossa anche da Il Mattino, si è tenuta a poche settimane dalla prevista approvazione in Parlamento della legge delega in materia, che dovrebbe avvenire prima della pausa estiva. Una legge che il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha ritenuto necessaria (perché «nel 2050 l’Italia consumerà almeno il doppio dei terawattora di cui ha bisogno oggi», ha sottolineato) ma sulla quale incombe lo spettro di due referendum: quello del 1987, con il quale gli italiani dissero no al nucleare, e quello che potrebbe essere proposto contro la nuova normativa. Quanto al primo non dovrebbe esserci il rischio che la Corte costituzionale bocci le nuove norme, visto che sia il contesto che le tecnologie sono enormemente mutate rispetto agli anni Ottanta, ha assicurato il professor Giovanni Guzzetta, coordinatore del gruppo di esperti che ha collaborato alla redazione della legge delega. Sull’eventualità di una nuova consultazione, invece, il costituzionalista ha auspicato che «le scelte politiche future siano dettate da un approccio non ideologico». La speranza, ha aggiunto, «è soprattutto nei giovani che hanno un atteggiamento più pragmatico rispetto alle precedenti generazioni». D’accordo il professor Vincenzo Pepe, ordinario di Diritto dell’Ambiente e dell’Energia dell’Università Vanvitelli: «I giovani sono molto più avanti di noi rispetto al consenso», ha spiegato, sottolineando come «il problema sia innanzitutto culturale: le persone non vogliono una centrale nucleare vicino casa perché è pericolosa, ma non sanno che in Italia muoiono 40mila persone ogni anno per le emissioni da combustibili fossili». Ma anche l’Europa deve fare la sua parte ha poi dichiarato il direttore generale «Domanda ed efficienza energetica» del Mase, Andrea Maria Felici: «Visto che il nucleare è considerato un’energia sostenibile e utile per la decarbonizzazione, bisognerebbe consentirne la finanziabilità da parte degli stati, come accade per le rinnovabili: oggi non è così». Ricerca e formazione Le leggi, però, non bastano: per reintrodurre il nucleare in Italia è necessario potenziare ricerca e formazione di competenze e mettere in campo investimenti. Fincantieri è già all’opera con il progetto Minerva che ha l’obiettivo di sviluppare imbarcazioni a propulsione nucleare con l’integrazione di minireattori a bordo: «Abbiamo già selezionato tecnologie di quarta generazione che, grazie all’elevata sicurezza, a differenza di quelle precedenti, consentono alle navi di attraccare in porto» afferma il Ceo di Cetena (società del Gruppo Fincantieri) Massimo Debenedetti, che aggiunge: «I vantaggi sono tanti sia in termini economici che di sostenibilità. Pensiamo ad un portacontainer che attualmente, per abbattere le emissioni, deve ridurre la velocità: domani, grazie a questi minireattori, che sono ad emissioni zero, potrà viaggiare a velocità maggiore, consegnare prima le merci e fare più viaggi». Il progetto, che Fincantieri porta avanti in collaborazione con il ministero della Difesa, Rina, Ansaldo Nucleare e Università di Genova, prevede la realizzazione di un prototipo di minireattore a terra nel 2035 e il lancio della prima nave portacontainer con reattore nucleare nel 2040. In quest’ottica, e in seguito agli sviluppi delle crisi internazionali, secondo il consigliere per la Sicurezza energetica del ministro della Difesa, Giuseppe Calabrò, «il Mediterraneo può giocare un ruolo fondamentale come laboratorio per la sicurezza energetica e le infrastrutture digitali». Nel corso dell’iniziativa, il giornalista Alessandro Cecchi Paone ha rievocato la nostra eredità scientifica con il key-note speech “Enrico Fermi e l’energia che ha fatto grande l’Italia nel mondo”, auspicando che il nucleare possa essere non solo il passato ma anche il futuro del nostro Paese.








