di
Rinaldo Frignani
Il direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni mette in guardia: «Le fake news sono un'arma»
ROMA Massicci attacchi hacker alle infrastrutture nazionali e di pubblica amministrazione, disinformazione con fake news a ridosso delle elezioni, blocco di servizi essenziali, come ospedali e trasporti. La guerra ibrida per il dominio cibernetico che si fonde con quella per il dominio fisico. Con la Russia ora chiamata in causa direttamente, al punto che è dovuta intervenire la diplomazia. «È uno scenario al quale purtroppo dovremo abituarci sempre di più», chiarisce subito Ivano Gabrielli, direttore del Servizio di polizia postale e delle comunicazioni.
Direttore, ritiene che il 2026 sarà peggio del 2025?«È sovrapponibile, ma la qualità degli eventi è sicuramente più elevata. Lo spessore e le capacità degli attaccanti sono cresciuti anche perché davanti si sono trovati perimetri di sicurezza più performanti e resilienti. Dimostrano però capacità più significative in scenari più complessi rispetto al passato. E vediamo attività persistenti riconducibili direttamente a un attore statuale».








