Firenze, 14 luglio 2026 – Non ancora cinquantenne con un curriculum pesante. Sarà Marco Torre a guidare il dipartimento della sanità in Regione. Una poltrona strategica ma tutt’altro che comoda in un momento in cui – con la cassaforte che urla di dolore – la Toscana non può permettersi di fallire la riforma della medicina territoriale con case e ospedali di comunità da riempire di servizi e tecnologia. Inciampare ora rischierebbe di far saltare il banco. Il governatore Eugenio Giani, in missione a Samarcanda, ha comunicato il nome di Torre allo scadere dei tempi della selezione alla quale hanno preso parte in dodici. Il grande assente è Antonio Barretta. Non si è presentato. Con il vento a bufera, il direttore generale delle Scotte di Siena, ha deciso di non prendere il mare.
I motivi della scelta
Era lui il prescelto dall’assessora alla sanità Monia Monni: il suo nome era stato fra le garanzie richieste al momento dell’accettazione delle deleghe dopo le elezioni dell’autunno scorso. Barretta doveva prendere da subito il timone del dipartimento guidato da Federico Gelli che da settembre sostituirà Paolo Morello Marchese (già investito dell’assessorato a sanità e sociale di Prato) alla direzione generale del Meyer. Ma da lì la strada che sembrava tracciata si è trasformata in un Tourmalet. I contrasti con la Cgil di Barretta sono stati il paravento di una battaglia di potere tra l’assessora e il presidente. Prima il ritardo dell’uscita di Gelli, poi le pressioni dell’ala schleiniana hanno logorato i rapporti. Ora sarà necessario remare tutti dalla stessa parte per il bene dei cittadini. Perché il podio della sanità toscana tra i migliori sistemi monitorati da Agenas non deve diventare un alibi. I problemi da affrontare e risolvere ci sono.






