La maggioranza si presenta divisa alla prova d'Aula sulla legge elettorale, almeno sul tema delle preferenze. Un capitolo che, del resto, non mette d'accordo nemmeno l'altro campo. E così, a poche ore dall'avvio delle votazioni a Montecitorio sui 200 emendamenti presentati, è ancora del tutto incerto l'esito della partita e, con esso, forse, anche quello dell'intera riforma. Dopo settimane di contatti e proposte, trattative tra gli sherpa e confronti anche a livello più alto, allo scadere del termine per gli emendamenti FdI decide di giocarsi il tutto per tutto e deposita una proposta di modifica sul tema con Nm e Udc ma sotto la quale mancano le firme di FI e Lega. No comment dagli alleati anche se qualcuno, fuori dai microfoni, la definisce una "sfida" e fa notare come, invece, dall'altra parte, non siano stati presentati emendamenti 'in proprio'. D'altra parte, anche il presidente del Senato Ignazio La Russa sottolinea come si sia scelta la via "di mediazione" rispetto a quella delle preferenze tout court. Ma tant'è. Le interlocuzioni continuano e non manca chi dentro al partito della premier spera di poter convincere anche all'ultimo i deputati azzurri e leghisti. "Io - dice Matteo Salvini - sono sempre stato eletto sia in Europa sia nel Comune di Milano con le preferenze e quindi per quello che mi riguarda, non sarebbe un problema".