Al terzo tentativo, nulla è cambiato. Per le sanzioni a Israele l'Ue non riesce a trovare una quadra. Dopo la fumata nera sullo stop all'accordo di associazione e alle sanzioni per Ben Gvir, sul tavolo del Consiglio è approdato la proposta della Commissione per mettere nel mirino il commercio con gli insediamenti israeliani. Tre le diverse opzioni: introdurre un sistema di licenze d'importazione per i beni provenienti dagli insediamenti, tariffe punitive volte a renderli inaccessibili sul mercato dell'Ue e un divieto assoluto di importazione di merci provenienti dai territori occupati della Cisgiordania. Quest'ultima è la scelta che ha visto la convergenza maggiore, riferisce l'Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas. Il nodo è come arrivarci.

'Esecutivo Ue ha infatti indicato che per simili misure hanno un forte valore politico e dovrebbero essere qualificate come provvedimenti di politica estera, da adottare pertanto all'unanimità. Ipotesi confutata dai servizi giuridici del Consiglio, che pure non si sono espressi in modo specifico su una proposta legislativa, ma che non hanno chiuso alla possibilità di farle rientrare tra la politica commerciale, che contempla la maggioranza qualificata. Due interpretazioni diverse dietro alle quali si cela la diatriba tra la Commissione europea di Ursula von der Leyen e il Servizio per l'azione esterna guidato da Kallas. "Si possono sempre trovare diversi avvocati che propongono idee diverse. Quando ci sono due avvocati, ci sono tre opinioni", osserva ironica la capa della diplomazia europea.