L’Unione europea non entra a Gaza da più di un anno. A lanciare l’allarme è la commissaria europea per gli aiuti umanitari Hadja Lahbib al suo arrivo al Consiglio Ue Affari esteri. “A noi, l'Ue, in quanto primo donatore umanitario, viene negato l'accesso a Gaza. È una richiesta che faccio da più di un anno. Dobbiamo avere accesso a Gaza. Dobbiamo avere la possibilità di riaprire il nostro ufficio. Ma non ricevo alcuna risposta, né positiva né negativa. C'è una chiara mancanza di volontà politica e di impegno da parte delle autorità israeliane". Dal cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre, a Gaza, si continua a morire di morte violenta a causa degli attacchi israeliani. Per chi resta, una vita quotidiana fatta di stenti, ancora fame, ancora medicinali e beni di prima necessità mancanti. "La gente sta morendo e quel che resta delle infrastrutture di Gaza sta crollando - spiega Lahbib -. Ospedali, impianti idrici e fognari sono sull'orlo del collasso. La gente non ha nemmeno i beni di prima necessità per sopravvivere. Le Ong internazionali lavorano in condizioni impossibili e il personale non può più essere impiegato a causa delle nuove procedure e dei nuovi requisiti di registrazione - riferisce la commissaria belga -. Cibo, acqua e forniture mediche sono bloccati dall'apertura e dalla chiusura dei valichi di frontiera. Tutto ciò che sta accadendo a Gaza è contrario al diritto internazionale e al diritto internazionale umanitario". Non sono solo le forze dell'Unione europea a rimanere tagliate fuori dalla macchina degli aiuti per Gaza. Lo scorso gennaio erano state 37 le organizzazioni umanitarie operative a Gaza e in Cisgiordania ad essere interdette dalle operazioni sul territorio della Striscia. Le licenze erano “scadute” dopo che le Ong si erano rifiutate di identificare (fornendo dati strettamente identificativi) i propri collaboratori e impiegati palestinesi.