L’Europa si muove per aiutare Gaza. E colpisce come ieri si siano attivati due stati membri dell’Ue con visioni quasi antitetiche sul conflitto tra Israele e Hamas. Da una parte il governo federale tedesco ha annunciato che organizzerà con la Giordania un ponte aereo per fornire aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Ne ha parlato il cancelliere Friedrich Merz, che ha anche chiesto un cessate il fuoco immediato nella Striscia. Il ministro della Difesa della Germania, Boris Pistorius, si coordinerà con Francia e Gran Bretagna per mettere a disposizione un ponte aereo per generi alimentari e medicinali. «Sappiamo che questo è solo un piccolo aiuto per la popolazione di Gaza. Ma è comunque un contributo che diamo volentieri», ha affermato Merz. Alcune settimane fa il leader conservatore aveva dichiarato che, con la sua guerra contro i terroristi islamici, «Israele sta facendo il lavoro sporco per noi».

E pochi giorni fa, quando 25 paesi fra i quali molti europei, il Canada, l’Australia e il Giappone hanno chiesto a Israele l’immediata cessazione delle ostilità, né gli Usa né la Germania hanno firmato l’appello. Anche ieri Merz ha ribadito che «gli ostaggi (israeliani nelle mani dei terroristi, ndr), tra cui ci sono ancora cittadini tedeschi, devono essere liberati e i terroristi di Hamas disarmati». Linea, quest’ultima, ribadita e rilanciata dal premier palestinese, Mohammad Mustafa, parlando all’Onu: «Hamas deve deporre le armi, rilasciare gli ostaggi e rinunciare al controllo di Gaza». Per il presidente dell’autorità Israele devono poter «vivere fianco a fianco». Toni molto diversi da quelli usati dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez che, nell’annunciare l’invio di aiuti alimentari a Gaza, ha sottolineato che «l’unica vera soluzione è che Netanyahu dichiari un cessate il fuoco, apra corridoi umanitari e metta fine a questa barbarie».