Un tempo c’era la «tossicodipendenza da strada». Aveva il volto livido dell’eroina, lo sporco rituale delle siringhe e una geografia ben precisa: gli angoli bui delle stazioni ferroviarie, i parchi abbandonati, i margini più disperati delle grandi città. Oggi quel mondo esiste ancora, ma si è mimetizzato. La droga ha cambiato pelle, consistenza e linguaggio. Si consuma sotto le luci calde dei locali da aperitivo, si nasconde nei bagni della movida e viaggia in compresse pulite, precise, pronte all’uso. Ma soprattutto, ha perso l’istinto di difesa che un tempo teneva lontani i più giovani: la paura.

A scattare la fotografia nitida e spietata di questa metamorfosi è l’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze, curata dal Dipartimento delle politiche antidroga. I numeri parlano chiaro: se da un lato i sequestri complessivi in peso sono scesi a 58.268 chilogrammi (un calo del 35% sul 2023, dove a dominare sono ancora marijuana col 49%, hashish col 30% e cocaina col 19%), a fare davvero impressione è un altro dato. Le dosi e le compresse intercettate dalle forze di polizia sono letteralmente esplose, facendo registrare un aumento del 225% e sfiorando le 124.200 unità. È il segno inequivocabile di un mercato che si sta spostando massicciamente verso le droghe sintetiche e i mercati chimici di nuova generazione.