La svolta nel processo di appello per il ragazzo, all’epoca dei fatti 15enne. Il legale della famiglia della 13enne: “Non offre alcun contributo alla ricerca della verità e appare un gesto per ottenere una riduzione di pena”.
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Svolta inattesa al processo di appello per l’omicidio della 13enne caduta dal balcone a Piacenza il 25 ottobre del 2024. A due anni di distanza dai fatti e per la prima volta, l’ex fidanzato dell’adolescente ha ammesso di averla uccisa gettandola dal balcone al settimo piano dell’edificio in cui la minore viveva. Il giovane, all'epoca dei fatti 15enne, finora aveva sempre sostenuto di essere innocente ipotizzando potesse trattarsi di suicidio o caduta accidentale dopo una lite.
Una versione a cui però non avevano mai creduto né procura di Piacenza né i giudici del tribunale per i minorenni di Bologna che in primo grado avevano condannato il ragazzo a 17 anni di reclusione per omicidio volontario, aggravato da stalking, dalla minore età della vittima e dalla relazione affettiva. A incastrarlo, come era emerso dalle motivazioni della sentenza, un quadro di gelosia ossessiva e minacce costanti da parte del condannato che avrebbe generato nella vittima un "timore, purtroppo fondato, per la propria incolumità", e il racconto che lo stesso imputato aveva fatto a un compagno di cella, poi sentito come testimone nel processo. Ora al processo di appello la svolta e il cambio netto di versione dell’imputato che ha ammesso le sue colpe e si è anche scusato per il gesto e per il fatto di aver aspettato tanto ad ammetterlo. L'ammissione durante brevi dichiarazioni spontanee rese dal ragazzo, che si è scusato con la madre e con la sorella della vittima senza però rivelare nulla su motivazioni e dinamica.














