Una testa di capretto con dentro un bigliettino: «Devi metterti a posto». Le estorsioni a tappeto venivano decise dal carcere da Salvatore Verga, 35 anni della Marinella e un passato di peso nel traffico di stupefacenti che gli ha permesso di fargli scalare velocemente le gerarchie mafiose della famiglia del mandamento San Lorenzo Tommaso Natale. «Bisogna fare danno» diceva in videochiamata a uno dei fermati, Matteo Salamone, anche lui della Marinella.Il riferimento, tra gli altri, era a un imprenditore che gestiva delle stazioni di rifornimento. In una intercettazione ambientale dei carabinieri, il 23 maggio veniva pizzicato Matteo Salamone. Era andato a recuperare, su ordine di Verga, inviato tramite videochiamata dal carcere, come anticipato dal Giornale di Sicilia, una testa di capretto in una macelleria della Marinella. «Minchia… mi sono finite ora - rispondeva il macellaio - se ne parla lunedì». Salamone, sempre in videochiamata, avvisava Verga, che a quel punto insisteva di far esplodere delle bombole a gas: «E che lavoro all’Isis», diceva ridendo Salamone. Alla fine l’imprenditore trovò la testa di capretto nel giardino di casa con un biglietto inequivocabile: «Devi metterti a posto».