La sentenza è chiara e allo stesso tempo molto peculiare: un uomo è stato condannato a tre anni e 10 mesi di prigione per aver usato il suo cane, Astro, come "arma impropria" durante una rapina in strada a Torino. L'uomo, 35 anni, secondo quanto stabilito dal Tribunale avrebbe aizzato il suo meticcio Astro nei confronti di due passanti cui voleva sottrarre un pacchetto di sigarette e cinquanta euro, usando anche una bottiglia di vetro per minacciarli.

La tesi del Pubblico Ministero Manuela Pedrotta, accolta dai giudici, poggia su un principio giurisprudenziale consolidato, traslato però sull'animale in modo abbastanza inusuale e che crea un significativo precedente in giurisprudenza. Per comprenderne l'impatto, bisogna spiegare il concetto di "arma impropria": Per il diritto penale, la definizione di "arma" infatti non si limita alle sole armi da fuoco o da taglio, appunto dette "armi proprie". Il nostro ordinamento prevede anche qualsiasi oggetto o strumento che, in determinate circostanze, sia utilizzato per offendere la persona e che prende dunque il nome di "arma impropria". Non solo. Il cane, è stato visto come parte della fattispecie del reato di uso di "mano armata" anche. Secondo la Pm, l'imputato ha annullato la volontà autonoma dell'animale sfruttando la sua vocazione naturale. Ordinando al cane di attaccare e mordere le vittime, l'uomo ha trasformato Astro nella propria "mano armata".