Non ho mai capito bene dove mettere Moby. Nella musica elettronica, naturalmente, ma sarebbe troppo facile, perché viene dal punk hardcore e, prima di diventare uno degli artisti elettronici più famosi al mondo, suonava la chitarra in un gruppo del Connecticut. Poi, a un certo punto, riesce a portare Play nelle case di milioni di persone che, certamente, fino al giorno prima non sapevano nemmeno chi fosse.
Insomma, lo abbiamo ascoltato per anni e pensiamo di conoscerlo bene. Io, se devo essere sincero, mi sono accorto che non è così. E siccome martedì 14 luglio sarà presente per la sua unica data italiana del 2026 all’interno di Jazz Open Modena, ho deciso che era arrivato il momento di fare un po’ di compiti.
Naturalmente, nei consueti nove punti di questo blog. Cominciamo!
1. Il disco che non doveva funzionare
Nel 1999 esce Play. A dire il vero, all’inizio non vende: per qualche mese non se lo fila praticamente nessuno. Poi le sue canzoni cominciano a finire nelle pubblicità, nei film e nei programmi televisivi e succede l’impensabile: vende oltre dieci milioni di copie e diventa uno degli album di musica elettronica più venduti di sempre.









