Non un ministro, non un diplomatico, ma un sottosegretario. Sarà Nicola Molteni a volare a Washington il prossimo 16 luglio per il summit globale sulla "rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra". La scelta sarebbe arrivata direttamente da Palazzo Chigi: prima il no arrivato dalla Farnesina, poi il sì definitivo maturato - secondo alcune ricostruzioni - su diretto impulso di Giorgia Meloni. Una mediazione, quella dell'esecutivo: non esporsi ai massimi vertici politici ma dare comunque un segnale con una personalità politica e non tecnica. E allora spetterà al sottosegretario all'Interno rappresentare l'Italia al vertice sul terrorismo rosso voluto dal falco anti-comunista per eccellenza dell'amministrazione Trump, il segretario di Stato Marco Rubio, che ha esteso l'invito a circa sessanta governi attraverso i rispettivi ministeri degli Esteri.C'è innanzitutto un dato prettamente statunitense. Lo scorso anno Trump - che già durante le proteste di Black Lives Matter, nel suo primo mandato, aveva fatto degli Antifa uno dei suoi nemici simbolo - li ha bollati con un executive order come "organizzazione terroristica interna". Una definizione che in Europa non trova alcuna equivalenza: gli Antifa non sono un movimento organizzato e centralizzato, bensì una galassia fluida e per definizione difficilmente perimetrabile, sotto cui finiscono realtà molto diverse. Anche per questo molti Paesi europei temono che dietro il summit si celi una strategia per restringere, con strumenti anti-terrorismo, le maglie del dissenso, soprattutto se il dissenso arriva da sinistra. Un timore consegnato anche da anonimi funzionari al Washington Post: secondo alcuni di loro, Trump starebbe tentando una nuova spallata qualificando il movimento come "terrorismo straniero", per sbloccare ulteriori strumenti investigativi come la sorveglianza. Qualcuno, tra diplomatici e analisti, è arrivato a parlare di un "nuovo maccartismo". Non a caso il poco preavviso e i contorni vaghi degli inviti hanno spinto molti governi a mantenere un profilo basso, limitandosi a una rappresentanza diplomatica. "Non abbiamo Antifa", ha sintetizzato al quotidiano americano un diplomatico europeo.E poi c'è un dato più italiano. Che ha a che fare innanzitutto con i rapporti tra le due amministrazioni, deteriorati dai continui attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni, aggravati da ultimo dal caso dell'ordinanza restrittiva sbandierata a favor di social dal tycoon. È questa la prima lettura politica della partecipazione italiana al summit di Washington, di fronte a molti forfait europei: ricucire con il tycoon e con la galassia Maga, almeno lì dove ci sono affinità ideologiche. E l'avversione verso gli Antifa - in generale, verso la sinistra - è un buon punto di contatto tra i due mondi. E poi c'è una seconda lettura, tutta interna: evitare di lasciare scoperto il nervo destro della coalizione, per non regalare spazio - politico - a Roberto Vannacci.Se gli Stati Uniti sono stati capofila in questo nuovo attivismo contro gli Antifa - poi seguiti dall'Ungheria - in Italia una proposta di legge per designarli come "organizzazione terroristica" è stata presentata negli scorsi mesi dalla Lega. Lo stesso partito che esprime Molteni, fedelissimo di Matteo Salvini e ormai con una lunga esperienza al Viminale, dove tra le altre cose si occupa proprio di anti-terrorismo. Prima di Molteni sarebbero stati vagliati altri nomi: il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, di Fratelli d'Italia, e la sottosegretaria Maria Tripodi, di Forza Italia.La formula del sottosegretario, però, non basta a spegnere le polemiche. Anzi. Una missione "indecorosa", la bolla l'ex ministro dem agli Affari europei Enzo Amendola, facendosi interprete di un campo largo che - almeno su questo fronte - ritrova un bersaglio comune. Sulla stessa linea Italia Viva: per il senatore Enrico Borghi la scelta dimostra una "costante subalternità" verso Washington, che certo non riporterà l'Italia al ruolo di ponte tra le due sponde dell'Atlantico.I più duri sono i leader di Alleanza Verdi e Sinistra. Angelo Bonelli accusa il governo di legittimare una "crociata" contro il dissenso: negli Stati Uniti, ricorda, l'etichetta di terrorismo è stata estesa agli studenti che manifestano per la Palestina, alle proteste contro l'Ice, persino a giornalisti e università. Ed è di Nicola Fratoianni la prima firma di un'interrogazione parlamentare rivolta alla premier e al ministro degli Esteri Antonio Tajani: Avs chiede al governo di riferire con urgenza in Parlamento sulle ragioni e sugli obiettivi della partecipazione, e di chiarire se corrisponda al vero che a giugno gli Stati Uniti abbiano chiesto informazioni su gruppi e associazioni della sinistra italiana - e, in caso affermativo, se sia stato dato seguito alla richiesta. Da +Europa, infine, Riccardo Magi invoca una retromarcia: un governo "con la schiena dritta", è la provocazione, direbbe a Rubio che il vero pericolo eversivo per le democrazie liberali non è un fantomatico terrorismo rosso transnazionale, ma "l'involuzione illiberale" degli Stati Uniti di Trump.