Affamata, distrutta, assediata e senza voce. I 73mila morti di Gaza e le violenze dei coloni. Le tende sovraffollate della Striscia dove si sopravvive a malapena, e gli espropri della Cisgiordania. Così la Palestina soffoca: “Rischiamo un punto di non ritorno verso la sua sparizione definitiva”. Parte da qui, da questo allarme, la nuova mobilitazione di Oxfam per ribadire tre richieste principali: la fine dell’occupazione israeliana, il pieno ingresso degli aiuti, e lo stop all’impunità del governo di Tel Aviv.

A Gaza, a nove mesi dal cessate il fuoco, le famiglie palestinesi vivono ammassate, senza i servizi essenziali, nel 35% del territorio della Striscia, il resto è occupato dall’esercito. Affrontano le temperature torride con meno di 6 litri di acqua pulita al giorno. E circa il 77% della popolazione (1,6 milioni di persone) soffre di gravi livelli di insicurezza alimentare. La ricostruzione è affidata al Board of peace di Trump, che finora ha escluso i palestinesi dai processi decisionali. In Cisgiordania i morti negli ultimi tre anni sono stati 1200, in un crescendo di violenze e incursioni militari. Gli sfollamenti, le demolizioni di case e infrastrutture, e l’accaparramento di terra, acqua e risorse naturali a favore degli insediamenti di coloni hanno soffocato l’economia, ridotto e disarticolato il territorio.