Bastava citare un profilo con la «@» e il nuovo modello generativo Muse Image poteva creare nuove immagini sfruttando volto e fotografie dell’utente. Dopo le proteste di attori, influencer e agenzie di Hollywood, Meta ha eliminato la funzione, ammettendo: «Abbiamo mancato il bersaglio»
È durata appena tre giorni la nuova funzione di Meta che permetteva di utilizzare le fotografie pubblicate dagli utenti di Instagram per creare immagini con l’intelligenza artificiale, senza alcun consenso dei diretti interessati e senza neppure avvisarli con un tag. L’azienda l’ha ritirata dopo un'ondata di ferocissime critiche da parte di utenti comuni, attori, artisti, creator e alcune delle maggiori agenzie di talenti di Hollywood.
Come funzionavaLa funzione era stata presentata il 7 luglio insieme a Muse Image, il primo generatore di immagini sviluppato dai Meta Superintelligence Labs e integrato in Meta AI. Il sistema consente di creare e modificare immagini, combinare più fotografie, eliminare elementi indesiderati oppure trasformare una persona in un personaggio, un dipinto o una scena completamente nuova. Il punto più controverso era un altro: bastava inserire nel comando il nome di un account Instagram pubblico, preceduto dalla «@», per utilizzare automaticamente le sue fotografie come riferimento. In pratica, si poteva chiedere a Meta AI di creare una nuova immagine con il volto o l’aspetto di un’altra persona semplicemente citandone il profilo. La possibilità era attiva in modo predefinito per gli account pubblici degli utenti maggiorenni. Chi non voleva mettere a disposizione le proprie fotografie doveva intervenire manualmente nelle impostazioni. Gli account privati e quelli dei minorenni erano esclusi, ma gli utenti non ricevevano alcuna notifica quando le loro immagini venivano utilizzate come riferimento.










