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Stefano Righi

Venduta da Mustier, Fineco ora ha più che raddoppiato il valore in Borsa: 14 miliardi. E strategicamente permetterebbe a Piazza Gae Aulenti di tornare ad avere una fabbrica prodotti per gestire i risparmi della clientela

Venerdì 5 giugno Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha telefonato al suo omologo in Unicredit Andrea Orcel. Caro Andrea, ha detto in buona sostanza Messina, ti informo che stiamo per lanciare una offerta pubblica di acquisto e scambio sulla totalità delle azioni del Monte dei Paschi di Siena. Fu una telefonata informale, di rispetto per il maggiore concorrente italiano e di cortesia. Anche di trasparenza. L’operazione sarebbe stata comunicata al mercato solo due giorni dopo. Per Orcel, nonostante i toni e la cordialità di Messina, fu un colpo basso. Unicredit infatti si vedeva svanire all’improvviso un’altra possibile banca target sul territorio italiano.Era già successo con la Popolare di Sondrio, finita nel 2025 nel perimetro di Bper grazie all’intuizione del presidente di Unipol, Carlo Cimbri, consigliere di amministrazione della società che edita questo giornale. Orcel era ed è impegnato nella conquista della tedesca Commerzbank, in quella che è la prima operazione transfrontaliera di rilevanti dimensioni negli ultimi vent’anni in Europa. Anche allora fu Unicredit, con la bavarese Hvb come target. Oggi l’obiettivo è la banca di Francoforte, un gruppo che vale 40 miliardi in Borsa e che farebbe di Unicredit uno dei pochissimi riferimenti europei presenti in maniera significativa in due delle tre maggiori economie del Vecchio continente. Un’operazione di grande rilievo, che venerdì 3 luglio si è conclusa nella sua prima parte con Unicredit al 49,65 per cento del capitale di Commerzbank.