La Puglia continua a interpretare in maniera creativa l’obbligo di indicare la copertura finanziaria delle leggi regionali. A dirlo è la Corte dei conti nel rapporto relativo al 2025, che continua a evidenziare evidenti criticità tecniche sull’operato del Consiglio.
Il principio di base (l’obbligo di copertura della spesa stabilito dalla Costituzione) si declina nella pratica in molti modi diversi. Nel 2025 la Puglia ha approvato venti leggi, di cui sette portano la clausola di invarianza finanziaria. Le altre 13 hanno, in alcuni caso, stimato i costi in maniera a dire poco creativa.
È il caso di una delle norme inserite nel bilancio 2025, quella sul finanziamento alle feste patronali con uno stanziamento di 400mila euro che dovrebbe permettere di finanziarne 15. Come si è arrivati a questa stima? Tramite «ricerche in rete per interventi similari», «formula generica - scrive la Corte - che non consente all’evidenza di verificare la congruità delle stime operate». E come se non bastasse, i 400mila euro arrivano dal fondo per il finanziamento dei progetti di legge già in itinere, da cui però sono stati formalmente prelevati solo in sede di assestamento. È il gioco delle tre carte: «Una simile operazione di riallocazione di risorse - scrive la Corte dei conti - risulta all’evidenza sintomatica di una significativa incertezza nell’attività di programmazione finanziaria regionale, venendo di fatto a incidere, in corso d’esercizio, su dotazioni originariamente finalizzate al soddisfacimento di esigenze di spesa che il legislatore regionale aveva già ritenuto meritevoli di apposita copertura».








