«La prima volta che lo vidi fui colpita dalla sua bellezza. Era un uomo bellissimo». Nella giornata concusiva del 69° Festival di Spoleto Isabella Rossellini ricorda Robert Wilson, l'artista immenso che proprio qui a Spoleto avrebbe dovuto portare due nuovi progetti se la morte un anno fa non lo avesse impedito: 1 have you been here before - 2 no this is the first time, una performance che il regista avrebbe voluto realizzare al Cern di Ginevra. L’omaggio per non dimenticare un genio del teatro era organizzato dalla Fondazione Carla Fendi, ora nelle mani della nipote Maria Teresa Venturini Fendi e ha visto lo scrittore Antonio Monda stimolare i ricordi dell'allievo e successore di Wilson, Charles Chemin e di Isabella Rossellini che di Bob come tutti lo chiamavano, era amica, conquistata dall'uomo eccezionale che Wilson sapeva essere. «Ci siamo conosciuti a New York a un cocktail, poi ci siamo rivisti, io abito in una fattoria non lontano da Watermill Center che Bob creò sulle ceneri di un vecchio telegrafo distrutto - ricorda l’attrice - Un centro d'arte meraviglioso, un luogo aperto voluto proprio perché lì gli artisti potessero sentirsi liberi, esprimere e progettare in totale autonomia, un luogo di cultura, un luogo d'amicizia». Isabella sentiva il fascino e l'importanza di un uomo che d'importanza non se ne dava affatto: «Bob e io siamo un po' nomadi - dice ancora - . Tutti e due sempre in giro. Lui si professava solo texano, io ho mille ascendenze. Era il 1999 quando mi chiamò per lavorare con lui, uno spettacolo basato su un testo di Umberto Eco, The Days Before. Lessi il copione e non ci capii nulla. Poi passai al libro sperando di venirne a capo ma continuavo a non capirci niente. Ero disperata. Mi feci forza. Andai da Wilson e gli confessai che non avevo capito una parola e lui mi guardò felice, "Non ho capito niente anche io", mi rispose ridendo. E con una sola frase mi ha liberata dal vincolo della razionalità, della logica e della narrazione». Una liberazione che ha radici indietro nel tempo: 1974, in una Spoleto semplice e bellissima Wilson, semisconosciuto ai più, portò Una lettera per la regina Vittoria, musiche di Alan Lloyd. Tutti nudi, durata abnorme per andare incontro alla visione del regista, concentrato sulla dilatazione del tempo. Affascinante ma un cazzotto nello stomaco per chi non era abituato a tanto. A Spoleto avrebbe portato altri 15 spettacoli. «Gli chiesi come mai avesse questa visione assoluta del teatro e dell'arte, lui che veniva da una famiglia che nulla c'entrava. Mi rispose: “Da bambino non sono mai stato a teatro, allora ho sempre creduto fosse così...”». Ma non era tutta follia visionaria quella che abitava in Wilson. «Era meticoloso fino allo spasimo, controllava ogni dettaglio. Quando gli chiedevo come declamare un testo che forse non avevo completamente compreso lui mi rispondeva di trovarci il ritmo, come fosse un tamburo. E detto da lui aveva un senso». I ricordi si accavallano. «Soffrivamo tutti e due di mal di schiena - continua Rossellini - e parlavamo anche delle nostre operazioni. Era generoso, ti faceva sempre sentire benvenuto. Come regista era inflessibile. Talvolta ritardava a dare il “chi è di scena?”. Aspettava fino a sforare anche di 40 minuti. Quando gliene chiesi il motivo mi rispose: "La gente si aspetta da me ciò che non posso dare. Si aspetta intrattenimento ma io non faccio teatro per intrattenere. Il mio è teatro di contemplazione". In pratica voleva spezzare l'aspettativa per ottenere ciò a cui puntava. I suoi silenzi, gli sguardi, erano momenti di grande comunicazione. Essenziale era non aver paura d'ascoltare quei silenzi». La fantasia unita alla mente matematica ne facevano un uomo unico. «Partiva sempre da un'immagine, mentale o anche reale: un suo schizzo sintetizzava pensieri molto complessi e inaspettate connessioni con la matematica e la scienza. Una volta sulla tovaglia di carta di un bistrot dove avevamo cenato insieme, tracciò davanti ai miei occhi lo schema matematico di come aveva concepito Einstein on the Beach.» Quando gli diedero l'annuncio della morte imminente, lui accolse la notizia facendosi una risata. Ieri sera, Isabella Rossellini ha consegnato il Premio Carla Fendi Steam a Charles Chemin per il lavoro meraviglioso di direttore artistico, folle e indefesso del Watermill Center.
Isabella Rossellini e la bellezza di Bob Wilson
Al Festival di Spoleto l’attrice ricorda il regista scomparso e premia il suo successore Chemin. «Hanno creato un centro d’arte meraviglioso, un luogo di cultu…






