ROMA – Rischia di essere già finita la distensione tra Stati Uniti ed Iran. E rischia di essere cortissimo il sospiro di sollievo tirato dall’economia globale nelle scorse settimane, quando i prezzi delle materie prime parevano avviati verso una (lenta) normalizzazione. La nuova escalation in Medio Oriente torna ad azzerare il transito di petroliere e gasiere attraverso lo Stretto di Hormuz, dove nonostante le rassicurazioni di Trump il rischio di navigazione è risalito a “severo” e i premi assicurativi schizzati alle stelle. Lo scenario migliore, una crisi passeggera e dall’impatto limitato, appare di colpo molto più problematico; quello peggiore, uno shock inflattivo duraturo, di nuovo possibile.
L’impatto su petrolio, gas, carburanti
Oggi alla riapertura i mercati prenderanno atto della nuova distribuzione del rischio. Quanto sarà brusco l’aggiustamento? Dipende da varie cose. La prima sono gli sviluppi sul campo: la maggior parte degli analisti ritiene ancora che questi missili siano un tentativo dei litiganti di guadagnare potere negoziale, più che un ritorno al conflitto aperto. La seconda è la specificità dei vari mercati. Quello del petrolio per esempio era stato rapido a scendere dai 120 dollari del picco ai 70 dei valori pre-conflitto, incoraggiato da flussi di export dal Golfo già tornati a un buon 80% e raffreddato da una domanda globale debole. Ma solo se un qualche tipo di tregua reggesse, scrive in una nota Capital Economics, il barile potrebbe chiudere l’anno su questi livelli, non certo in caso di ulteriore escalation. Saranno comunque mesi ad alta volatilità e pieni di rischi al rialzo.






