Spegnere satelliti, mettere fuori uso radar, interrompere comunicazioni e accecare i sistemi elettronici dell'avversario nel giro di pochi istanti. Il tutto con un impulso elettromagnetico invisibile. Nella guerra del futuro non ci sono solo droni e intelligenza artificiale, ma anche armi a microonde. E, in questo settore, la Cina continua a compiere passi avanti nella costruzione del suo arsenale. In un articolo pubblicato sulla rivista cinese High Power Laser and Particle Beams, ricercatori della National University of Defence Technology (NUDT), uno dei principali centri di ricerca dell'Esercito Popolare di Liberazione, hanno descritto una nuova generazione di sistemi a potenza pulsata sviluppati capaci di generare impulsi fino a 100 gigawatt (GW). Si tratta di una rara apertura da parte di Pechino su un settore tradizionalmente avvolto dal massimo riserbo.

Il dato dei 100 gigawatt rappresenta un indicatore del livello tecnologico raggiunto. È proprio questa improvvisa scarica di energia elettromagnetica a costituire il principio di funzionamento delle armi a microonde (tecnicamente, High-Power Microwave, HPM).

Come funziona? A differenza di un missile convenzionale, una microonda ad alta potenza non distrugge il bersaglio con un'esplosione. L'obiettivo è colpirne i circuiti elettronici. Quando l'impulso raggiunge il bersaglio induce correnti elettriche anomale nei processori, nei sistemi di alimentazione, nelle antenne e nei dispositivi di controllo. Il risultato può essere una semplice interferenza temporanea oppure, se l'energia è sufficiente, il danneggiamento permanente dell'elettronica.