La competizione spaziale si sta spostando dalla distruzione fisica dei satelliti alla degradazione dei servizi forniti dalle costellazioni. Le armi a microonde ad alta potenza rappresentano uno degli strumenti più promettenti di questa evoluzione, perché possono colpire l’elettronica di bordo senza generare detriti. La vera sfida diventa quindi progettare reti capaci di assorbire interferenze, riconfigurarsi rapidamente e continuare a operare, trasformando resilienza e velocità di adattamento in nuovi fattori di deterrenza. La riflessione del generale Lucio Bianchi e del generale Maurizio De Carlo

La competizione nello spazio sta attraversando una trasformazione profonda. Per oltre vent’anni il dibattito sulla sicurezza spaziale è stato dominato dalla minaccia rappresentata dalle armi antisatellite (Asat) di tipo cinetico, capaci di distruggere fisicamente un satellite in orbita attraverso missili dedicati. I test condotti dalle principali potenze spaziali hanno però evidenziato anche il principale limite di questo approccio: la generazione di grandi quantità di detriti orbitali, destinati a permanere nello spazio per decenni e a rappresentare un rischio per tutte le attività spaziali, indipendentemente dall’appartenenza nazionale dei satelliti coinvolti.