di

Federica Bandirali

Il brand ridefinisce il concetto di lusso partendo da ciò che già possediamo: l’atelier italiano fondato da Gaia Rialti trasforma capi d’archivio e ricordi personali in nuove creazioni, unendo sartorialità, sostenibilità e valore emotivo

In un mondo della moda sempre più veloce, dominato da collezioni stagionali e dal continuo inseguimento del nuovo, prende forma una visione alternativa: il capo più desiderabile potrebbe essere già nell’armadio. Non qualcosa da acquistare, ma qualcosa da riscoprire, reinterpretare e riportare alla vita. È da questa idea che nasce Menabòh, atelier italiano fondato dalla fiorentina Gaia Rialti, Founder & CEO, che ridefinisce il concetto di lusso attraverso il redesign di capi già esistenti. “An Italian atelier for your archive” è la filosofia alla base del progetto: unire direzione creativa italiana, savoir-faire sartoriale e memoria personale per creare un modello diverso dalla produzione tradizionale. Per il il vero valore di un abito non risiede nella novità, ma nella sua capacità di accompagnare una storia. Un tempo i capi venivano custoditi, modificati e tramandati; oggi quel legame emotivo sembra essersi indebolito, sostituito da un consumo rapido e spesso privo di significato. L’atelier nasce proprio per recuperare quella relazione, trasformando il guardaroba personale in un archivio creativo. L’ispirazione del progetto arriva da un’esperienza intima della founder: la riscoperta dell’archivio della madre e la decisione di reinterpretare alcuni capi insieme a designer e creativi vicini al suo universo estetico. Da quel momento nasce una convinzione precisa: molti abiti che possediamo hanno già valore, qualità e memoria. Hanno soltanto bisogno di una nuova forma per continuare a vivere nel presente. Anche il nome del brand racchiude questa filosofia. “Menabò”, termine legato al mondo editoriale che indica una bozza, una struttura in divenire, incontra “boh”, espressione italiana che richiama intuizione, sorpresa e libertà creativa. Due elementi apparentemente opposti che descrivono il processo dell’atelier: partire da qualcosa che esiste già per trasformarlo in un pezzo unico e personale.