Le agevolazioni fiscali per i pensionati esteri possono rappresentare un’opportunità per i piccoli borghi, ma da sole non sono sufficienti a rilanciarli. I benefici economici restano limitati se non sono accompagnati da politiche territoriali capaci di rafforzare servizi, connessioni e qualità della vita. Perché un borgo non si sceglie solo per la convenienza fiscale, ma per la possibilità di viverci davvero. La riflessione di Stefano Monti
“L’età d’argento può tingersi d’oro grazie alle agevolazioni fiscali previste dal governo italiano.”
Così recita un approfondimento, visibile su Italia.it (sito ufficiale del turismo italiano), dedicato a soggetti titolari di pensione estera che decidono di trasferire la propria residenza in piccoli borghi di 11 regioni del Sud e Centro Italia.
Un’iniziativa senza dubbio interessante, al di là della propria posizione personale, che potrebbe tuttavia essere potenziata attraverso una connessione tra una politica fiscale e la previsione di misure di policy territoriale.
La sola misura, infatti, “promuove” i piccoli borghi sul lato della “convenienza fiscale”: chi intende trasferirvisi vede incrementare il valore reale della propria pensione, e, in cambio, si prevede che tale maggior valore venga introdotto all’interno del sistema economico nazionale prevalentemente sotto forma di consumi.







