Giustizia

Cinque anni fa la Dda reggina chiese e ottenne l’arresto di 13 persone. Imprenditori, medici e dirigenti finirono nel mirino, ma ora arriva la verità. L’accusa di associazione mafiosa? Respinta. Il concorso esterno? Inesistente

Luca Rocca

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Le mani della cosca Piromalli sull’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Suonava così l’accusa della Dda reggina che cinque anni fa, nell’ambito dell’inchiesta “Chirone”, chiese e ottenne l’arresto di 13 persone, fra cui imprenditori, medici e dirigenti. Poi, pochi giorni fa, l’epilogo: tutti assolti (una sola condanna per un reato fine), l’accusa di associazione mafiosa respinta, il concorso esterno giudicato inesistente. Con un particolare drammatico: fra gli arrestati per aver agevolato i Piromalli, e assolto, c’è anche Enzo Riefolo, ex testimone di giustizia finito sotto scorta proprio per aver denunciato lo stesso clan, contribuendo all’arresto di alcuni di loro. Rimasto in carcere per più di un anno e mezzo, Riefolo è stato rimesso in libertà nell’ottobre del 2022 solo per gravi motivi di salute.