Alcuni vantaggi tattici, molti rischi strategici. Con la minaccia su Hormuz Teheran prova a guadagnare tempo e leva negoziale, ma rischia di accelerare il proprio isolamento regionale e di favorire una convergenza di interessi tra Stati Uniti e potenze mediorientali contrarie alle sue ambizioni nucleari. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute

La mossa dell’Iran su Hormuz è di breve respiro. Se Teheran non si dà una regolata, l’intera regione potrebbe rivoltarglisi contro. Truppe americane sul terreno in Iran non funzionerebbero. Ma una coalizione di vicini scontenti potrebbe muoversi contro Teheran, cambiando le carte in tavola.

La nuova ondata di attacchi contro l’Iran non ha una tempistica definita, ma almeno ha un obiettivo chiaro e limitato: riaprire lo Stretto di Hormuz contro la pretesa di Teheran di controllarlo.

L’8 luglio hanno attraversato lo Stretto di Hormuz 13 petroliere, contro una media di 33 al giorno nella settimana precedente. Il traffico è rallentato dopo che gli attacchi iraniani contro le navi hanno innescato una nuova fase di scontri con gli Stati Uniti. Ciononostante, il mercato petrolifero non sta scontando una chiusura completa di Hormuz. I mercati potrebbero farsi più nervosi la prossima settimana se non si ristabilisce una tregua.