A dieci anni dalla sua morte esce un’antologia delle opere dello scrittore milanese che, attraverso il racconto dei gusti e degli eccessi, seppe comprendere la nostra epocadi Luca Rossidomenica 12 luglio 20264' di letturaMc Donald’s di piazza Oberdan, Tommaso Labranca è seduto di fronte a me a uno di quei tavoli alti, scelto perché sotto il vento artificiale dell’aria condizionata. Vedo solo gli occhi nascosti dietro agli occhiali dietro allo schermo del suo MacBook. Ridono. Libero gli ha commissionato un pezzo mezz’ora fa e lo sta scrivendo, ride mentre lo fa, rilegge parti e ride, ha una conversazione tra sé, s’immagina il lettore che lo legge e ride. È questo il ricordo che ho di lui, la sua voce, tra mille altre, i suoi occhi che ridono e le sue mani, il click dei tasti dalla plastica resa lucida dall’usura, l’alluminio unibody aerodinamico che diventa più freddo sotto l’aria condizionata e due milkshake tra noi, che invece fanno l’inversione termica contraria. E insieme ho nella testa le sue parole quando gli facevo leggere un mio pezzo, allo stesso tavolo e diceva: «Non sono nella tua testa, questa cosa la sai solo tu», oppure «Metti troppe cose e non le spieghi, con questo scriveresti un libro... dovresti!». Ed era lucido allo stesso modo anche quando presentavamo lo script per un programma dedicato agli anni Settanta, mai fatto, che chiamavamo Argento, in onore della Silver Factory Warholiana per lui e dello Sputnik per me, iniziando a pensarlo nei complementi d’arredo perché in quel periodo il suo focus era sul design (che poi avrebbe portato alla luce Zia Design, poi Astrakan).TANTE COSE INSIEME
Labranca, l'antropologo che col pop arrivò al popolo | Libero Quotidiano.it
Mc Donald’s di piazza Oberdan, Tommaso Labranca è seduto di fronte a me a uno di quei tavoli alti, scelto perché sotto il vento arti...








