Quarantatré edizioni alle spalle. E mille storie da raccontare per il Playground dei Giardini Margherita. Torneo che, nel frattempo, è diventato Walter Bussolari Playground e si gioca nel campetto intitolato alla memoria di Gianni Cristofori. Edizione numero 44 per un torneo che, agli albori, veniva giocato solo il sabato e la domenica. Quasi, una ‘festa povera’ per giovani che non avevano i mezzi (l’auto e la disponibilità economica) per spostarsi in Riviera tra fine giugno e inizio luglio.
Si gioca(va) il sabato e la domenica, in orario diurno, per un motivo semplice: non c’è l’illuminazione. Quello che i più non sanno è che, ai Giardini, si palleggia su un pezzetto di tangenziale. Possibile? Sì, all’inizio degli anni Ottanta, narrano le cronache del tempo, il campo da basket è in terra battuta. Quindi irregolare nel rimbalzo e pure polveroso (c’è chi per evitare di sporcarsi palleggia con i guanti, quelli bianchi, da prima comunione).
Ecco allora che, magicamente, raccontava così chi c’era, viene stornato il contenuto di un camion che doveva portare asfalto in tangenziale. Una ‘colata’ di asfalto e il campo è fatto.
Fatto il campo, ci sono da fare le magliette. Avete presente quelle di oggi, colorate, brillanti e in tessuto tecnico? Nel 1982, quando i pionieri sono Massimo Romeo, Stefano Dall’Ara e Stefano Muratori, si va di cotone rozzo. Qualche canotta, qualche maglietta – all’epoca vanno le ‘Fruit of The Loom’ – con i numeri che vengono ‘disegnati’. Più che disegni a mano, si va con i vecchi cerotti per le caviglie. Poche ‘curve’, numeri molto squadrati. Poi, appunto, cominciano a fiorire le storie. Come quelle che riguardano i due ex gemelli di Montecatini, Andrea Niccolai e Mario Boni.







