Anche al Playground è sempre derby. Fortitudo contro Virtus o Virtus contro Fortitudo che dir si voglia. Ma ai Giardini Margherita quali sono le tonalità predominanti? Il bianco e il nero particolarmente cari all’Arcoveggio o il bianco e il blu che impazzano nella palestra Furla di via San Felice?

Diciamo che il Playground, anno di fondazione nel 1982, ha storicamente una matrice più vicina alla Fortitudo. Il motivo? Molto semplice. L’Avvocato Porelli, il papà della Virtus moderna, non vuole che i suoi ragazzi rischino muscoli e caviglie sul cemento dei Gardens. Poi, che nessuno, su quella fetta di asfalto, si sia mai fatto male, è un altro discorso.

L’Avvocato non gradisce e in casa bianconera la sua parola è legge. L’unico a opporsi in qualche modo e a giocare comunque ai Giardini, è Maurizio Ragazzi, detto Riccio, il tiratore di San Giovanni in Persiceto, prima di Marco Belinelli.

E per un ragazzo prodotto dal vivaio bianconero, la Fortitudo risponde con altri due giovani di spessore, Giacomo Zatti e Nino Pellacani. Capitan Jack, o Striscio, scrive, ai Giardini, pagine straordinarie, tra poesia, goliardia e leggende metropolitane. Intanto Jack è il capo dei Cartoloni, la squadra allenato da Pigi Rossi. I Cartoloni, tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, sono un gruppo di riferimento per gli appassionati dei Gardens. Gli unici ad avere una ‘fanzine’ (Sotto la grande quercia), scritta in un pomeriggio d’estate, a quattro mani, da Lorenzo Sani e Pigi Rossi e la partecipazione speciale di Stefano Biondi. E poi quel fascino di ‘belli e maledetti’ che li rende irresistibili al pubblico femminile.