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Massimiliano Nerozzi, inviato a Los Angeles
A ogni Nazionale che ha preso parte ai Mondiali andranno almeno 12,5 milioni. Né le critiche, né le denunce e le petizioni fermano gli affari record del numero 1 del calcio
DAL NOSTRO INVIATOLOS ANGELES — Impallinato da giornali e tv di tutto il pianeta, o quasi, Gianni Infantino non lascia ma raddoppia: già annunciata la ricandidatura alle elezioni dell’anno prossimo, il presidente della Fifa sta lavorando al Mondiale per club nel 2029, sempre negli Stati Uniti. Del resto, lo slogan è sempre lo stesso: fare soldi. «Per poter investire sempre di più nel calcio», garantisce lui, per aumentarne il potere sibilano critici e oppositori.
Compresa la Uefa che, dopo il caso Balogun, l’aveva attaccato con un comunicato rovente: «Avete oltrepassato il limite»; come pure una cinquantina di membri del Parlamento Ue, che avevano chiesto l’intervento del comitato etico della Fifa. Solo che, bisognerebbe agire: «Ceferin era arrabbiatissimo — racconta un ex consigliere della Uefa — ma, alla fine, non farà mai la guerra a Infantino».








