È l’uomo del fiuto, il giocatore che afferra il momento e che prende il flusso della partita e lo muove nella sua direzione: benvenuti nel pianeta di Jude Bellingham, due gol per rovesciare – ai supplementari – la Norvegia e consegnare all’Inghilterra un’altra semifinale dopo il 2018, la quarta nella storia. Ai norvegesi resta la mesta vogata dopo una partita quasi perfetta tatticamente dove gli inglesi sono stati imbrigliati. E un gol, al 36esimo minuto, arrivato quasi come un bagliore di notte, che ha illuso. È una partita strana, che cambia abito tante volte e presente Haaland in gran spolvero alla vigilia, quasi nullo in campo. Peggior partita per lui, il verdetto dell’Hard Rock Stadium di Miami dice Inghilterra in semifinale e Norvegia a casa. Si apre con il minuto di raccoglimento in memoria del centrocampista del Sudafrica Jayden Adams, morto a 25 anni in circostanze ancora non del tutto chiare. Dicevamo degli abiti della partita, che cambiano quasi seguendo il ritmo dei “quattro tempi”, cui l’hydration break la segmenta. Prima parte con inglesi in controllo e norvegesi che si beffano del 4-3-3 annunciato urbi et orbi e si muovono con un conservativo 4-1-4-: quattro difensori e 4 centrocampisti, le linee sono distanti meno di 10 metri, in mezzo galleggia Berg. Davanti c’è Haaland. Gli inglesi prendono il controllo delle operazioni da subito, ma muovono la palla lentamente ed è impossibile trovare gli spazi. Tuchel lancia qualche urlo e invita ad alzare i giri del motore. Funziona solo in parte, qualche incursione e cross dal fondo che emozionano solo perché la partita è così sonnolenta e bloccata che anche una sincope minima sembra una scossa.