Il patrimonio della Diocesi di Lucca - cui deve aggiungersi quello ben più ampio delle singole parrocchie - è articolato su due filoni: quello strumentale (le chiese, nello specifico dieci) e quello non strumentale, e cioè circa una ventina di immobili adibiti a uso ecclesiastico o civile. L’80 per cento di questi edifici si trova nel centro storico, e circa un terzo versa in pessime condizioni. A gestire questi beni ci pensa l’economo - il primo laico - della Diocesi di Lucca, Riccardo Franchi.

Partiamo dalla fine, e cioè dalla vendita dell’ex cinema Italia. Perché si è arrivati a questa amara decisione?

La Diocesi è nella situazione tipica dei nobili decaduti: abbiamo un patrimonio immenso ma nessuna liquidità. Solo in centro storico abbiamo dieci chiese: i tetti e le canale si rompono, ma le offerte non bastano a ripararle. L’ex cinema era chiuso da una dozzina di anni. Riaprirlo con le tecnologie digitali avrebbe richiesto centinaia di migliaia di euro. Se in passato la vendita non è andata in porto è stato più per mancanza di determinazione, non perché potessero esserci molte altre prospettive. Ma in questo caso la linea dell’arcivescovo è stata chiara: abbiamo un patrimonio enorme che ci cade letteralmente sulla testa, vendiamo gli immobili dismessi per dare priorità a quelli strategici, come gli ex Artigianelli, necessari per garantire servizi alle famiglie e far sì che davvero il centro storico non diventi solo un albergo diffuso.