di
Ruggiero Corcella
Mentre il virus continua a colpire Congo e Uganda, Jean Kaseya, direttore generale di Africa CDC spiega perché il continente deve trasformare il proprio modello: più produzione locale di vaccini e farmaci, ricerca, innovazione tecnologica e una cooperazione internazionale fondata su partnership tra pari, non sulla dipendenza dagli aiuti
L’epidemia di Ebola, che continua a colpire la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda, rappresenta uno dei test più impegnativi per la sanità pubblica africana. Ma per Jean Kaseya, medico congolese e direttore generale dell’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC, l’agenzia di sanità pubblica dell’Unione africana), la vera sfida va ben oltre la gestione dell’emergenza. Significa costruire sistemi sanitari più forti, investire nella ricerca, produrre vaccini e farmaci e fare dell’innovazione tecnologica uno strumento di equità. Una trasformazione accelerata dalla lezione del Covid-19 e resa ancora più urgente dalla riduzione degli aiuti internazionali. In questa intervista esclusiva al Corriere della Sera, Kaseya racconta come sta cambiando il volto della sanità africana e quale ruolo possono avere l’Europa e l’Italia.








