“Perché dopo 19 anni di questa malattia ancora non abbiamo vaccini e medicine? Se fosse comparsa in Europa o Stati Uniti sicuramente sarebbero stati messi a punto”. Jean Kaseya, direttore dei Centres for Disease Control (Cdc) Africa, l’istituto per le malattie infettive del continente, non trattiene la rabbia. Ieri ha fatto il punto sull’epidemia di Ebola (in particolare del ceppo Bundibugyo, comparso nel 2007) scoppiata in Repubblica Democratica del Congo e Uganda. “Africa Cdc farà in modo che avremo un vaccino entro la fine del 2026” ha promesso. “Abbiamo già dei candidati su cui lavorare”.

Jean Kaseya all'aeroporto di Bunia

"Siamo nella fase attiva dell’epidemia”

Il 5 maggio i primi casi hanno destato attenzione nel nordest della Repubblica Democratica del Congo. Il 16 maggio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha dichiarato Ebola un’emergenza sanitaria internazionale. “Oggi abbiamo 1.077 casi sospetti e 256 decessi” ha detto Kaseya. L’allarme è scattato quando c’erano già 250 casi: “Troppo tardi”.

Bundibugyo è infatti la più rara fra le sei specie di Ebola. I test a forma di stick usati nella provincia colpita, l’Ituri, non la riconoscono e per settimane hanno restituito risultati negativi permettendo al virus di circolare. Ci sono voluti test più sofisticati eseguiti a Kinshasa per confermare l’epidemia.