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Sara Busato

La prima coppia che ha sperimentato la novità del policlinico di Abano (Padova). Mamma Tania: «Non mi sono sentita sola». I medici: «Far dormire qui i padri significa coinvolgerli in questo momento unico»

Quattro ore di sonno, in una stanza d'ospedale, con Tania in un letto e il piccolo Matteo, nato alle 21.15, nella culla accanto. Per Marco è la prima notte da papà, e la ricorderà così: non sveglio a casa ad aspettare notizie, ma lì, a un braccio di distanza dai suoi. «Avevo tanta adrenalina, ero emozionato. Ma stare vicino a Tania e Matteo mi ha dato tranquillità: piuttosto che restare a casa senza chiudere occhio, in quelle quattro ore sono riuscito a dormire», racconta il trentaseienne di Ospedaletto Euganeo.

La possibilità di restare, anche di notte, nella stessa stanza della neomamma e del neonato, è la novità del nuovo punto nascita del policlinico di Abano Terme. Non più orari di visita da rispettare, ma una camera condivisa in cui vivere insieme le prime ore del bambino. Il reparto ha aperto al secondo piano della struttura, su 350 metri quadrati: undici camere a due letti, pensate per ospitare con comodità e privacy anche il secondo genitore. La permanenza notturna è gratuita e si concorda con lo staff ostetrico. Dietro la scelta c'è una convinzione precisa. «Poter vivere insieme la prima notte significa offrire alla mamma un sostegno concreto proprio quando è più stanca e vulnerabile, dopo le emozioni e la fatica del travaglio», spiega Gianluca Straface, da sedici anni responsabile dell'ostetricia. La presenza del partner, aggiunge, non ha solo un valore affettivo: diventa un aiuto reale. «Il papà può prendere in braccio il bambino, cambiarlo, cullarlo, condividere fin dai primi istanti la responsabilità della cura. Non un genitore in visita, ma un genitore che resta».