PADOVA - Non è una scena che i sanitari dimenticheranno facilmente: una donna che dà alla luce il suo bambino assistita da un equipaggio della Croce Rossa e del Suem 118 dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Un evento raro, avvenuto ieri mattina a Cadoneghe, che si è concluso con un lieto fine per la mamma e per il neonato. «Intorno alle 7.45 abbiamo ricevuto una chiamata alla centrale operativa del Suem», racconta Andrea Paoli, direttore del Suem 118. Dall’altra parte del telefono una giovane donna, tra i ventitré e i ventiquattro anni, spiegava di essere incinta e di avere contrazioni «molto forti, frequenti, regolari e dolorose», accompagnate dalla sensazione di dover spingere. Dei segnali inequivocabili.
«Abbiamo capito che si trattava di un parto imminente e l’abbiamo subito classificato come codice rosso», spiega Paoli. In pochi minuti è partita un’ambulanza della Croce Rossa del Comitato di Padova, affiancata poi da un’automedica dell’Azienda Ospedale Università. A bordo c’erano la dottoressa Giulia Stefani e l’infermiere Giuseppe Di Martino. All’arrivo, la situazione era già in fase avanzata: «La donna era ormai in periodo espulsivo». Non c’era alcun tempo per il trasferimento in ospedale. I sanitari hanno quindi assistito la mamma direttamente a domicilio, fino alla nascita del figlio. «Una volta arrivati in ospedale, il piccolo era già attaccato al seno della madre», racconta Giampietro Rupolo, presidente del Comitato di Padova della Croce Rossa Italiana. Entrambi ora stanno bene. Si tratta di episodi che non rientrano nella quotidianità del servizio di emergenza.






