Erano circa le 18,30 quando il telefono della Centrale Operativa del 118 ha squillato. Una voce di donna, 33 anni, dice quello che ogni operatore conosce bene: il travaglio è iniziato, non c'è tempo. Per la donna non è la prima volta – è la seconda gravidanza – e sa perfettamente cosa significano quei segnali del corpo. Non c'è margine per raggiungere l'ospedale diversamente. L'ambulanza parte. Via Fossata, nel cuore di Torino. A bordo c'è un medico, quella differenza minuscola ma decisiva che trasforma un mezzo di trasporto in una possibilità.

Parto improvviso prima dell'arrivo in ospedale

Non appena la futura mamma sale sull’ambulanza, il personale medico capisce: la bambina ha fretta. Molta più fretta della strada, dei semafori, del viaggio che ancora li separa dall’ospedale. E allora si fa l’unica scelta possibile: affrontare il parto all’interno dell’abitacolo mentre l’ambulanza continua a percorrere le strade di Torino nel buio della sera

Nascita in ambulanza grazie al pronto intervento

Durante il parto, il personale medico non è da solo. La Centrale resta in contatto, segue ogni passo dall’altra parte del telefono. È uno strano trio: chi accelera, chi assiste e chi parla da lontano. L’obiettivo è lo stesso: far venire al mondo una nuova vita. Qui e adesso. La bambina nasce in ambulanza, mentre il veicolo è ancora in viaggio.