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Da alcuni giorni, su queste pagine, l'analisi del Rapporto della Banca d'Italia sull'economia siciliana ha messo a fuoco un paradosso tutto interno alla provincia di Messina: una città che accumula risparmio privato a ritmi tra i più alti dell'Isola, ma che non riesce a tradurre quella ricchezza in credito alle imprese, in investimenti pubblici, in sviluppo. Vale la pena, allora, cogliere l'occasione per allargare lo sguardo ai temi contigui affrontati da altri due Report nazionali altrettanto recenti, che osservano lo stesso tipo di scollamento da angolazioni diverse e permettono di collocare il caso messinese dentro una cornice più ampia.

Già a febbraio, Svimez ha diffuso una pubblicazione dal titolo “Un Paese, due emigrazioni”, contenente un dato interessante: per ogni giovane laureato che nel Sud ha trovato un'occupazione in più, quasi due hanno lasciato l'area. Il 30 aprile l'Istat ha pubblicato l'approfondimento regionale sul censimento della popolazione 2024, secondo il quale la Sicilia ha perso quasi 10mila residenti nel solo anno precedente, con un record di denatalità che nessun diverso indicatore riesce a colmare. Torna con prepotenza, cioè, quell’elemento di erosione demografica che, per un verso, sta impedendo la produzione di nuova energia intellettuale e lavorativa, e per altro verso non riesce a essere calmierato (e, anzi, viene aggravato) da una inarrestabile fuga verso il mercato professionale del Settentrione d’Italia.